Consigli

Come revisionare il tuo manoscritto

Nell’ultimo sondaggio lanciato nelle storie di Instagram vi ho chiesto quale argomento relativo alla scrittura creativa avreste voluto che approfondissi qui sul blog. Avete risposto in molti e avete posto domande interessanti. Con i prossimi articoli cercherò di rispondere a tutti i dubbi che avete espresso.

Oggi comincerò con un tema di carattere introduttivo rispetto alle altre questioni da voi sollevate.

Prendiamo questo scenario. Avete letto il mio articolo dedicato a come iniziare il vostro romanzo, quello su come scrivere tutti i giorni, e dopo settimane, mesi o anni avete infine concluso la prima bozza della vostra opera. Bravi! Il lavoro, però, non è ancora finito. Anzi, non è nemmeno cominciato.

Lo scopo di una prima bozza è arrivare alla fine del progetto. Non si tratta di un’impresa da poco; è la base su cui poggerà tutto il lavoro successivo. Tuttavia, il testo ottenuto alla fine di una prima stesura non è pubblicabile. Difficile anche che sia un testo valido da sottoporre a un editore. Prima ci rassegnamo all’idea che la nostra bozza debba subire un lungo lavoro di revisione meglio sarà per noi, per il nostro lavoro e per le nostre possibilità di renderlo pubblicabile e ottenere un contratto.

Meglio far passare del tempo tra la fine della prima stesura e la rilettura e revisione del romanzo. Procedere a un lavoro di revisione a caldo non produrrà dei risultati buoni come eseguire la stessa operazione dopo almeno un mese di pausa. Questo perché, appena messa la parola FINE alla bozza, siamo ancora pieni di entusiasmo, siamo affezionati alle nostre parole e quindi meno propensi a modificarle. Invece, durante la revisione, è importante essere lucidi e in grado di valutare quello che è meglio per il proprio testo.

Piccola premessa: l’autore stesso non potrà mai avere un giudizio davvero obiettivo sul proprio libro. Per questo motivo, la pubblicazione deve essere sempre preceduta dall’intervento di un editor. Per poter arrivare a questo punto, tuttavia, dobbiamo prima essere accettati da una casa editrice. Perché questo avvenga, è importante inviare in valutazione la versione migliore possibile del nostro romanzo. Realizzare quest’ultima è proprio lo scopo del nostro lavoro di revisione.

Revisionare è un lavoro lungo e spietato. Non c’è spazio per l’indulgenza verso se stessi. Eppure è un lavoro da cui è possibile imparare tantissimo come scrittori. In un certo senso, revisionare è scrivere, in un modo più attento e profondo di quanto non sia buttarsi attraverso la prima stesura.

Ma veniamo alla parte operativa.

Quando si tratta di revisionare, ci sono due categorie di scrittori: coloro che tendono a essere troppo indulgenti verso se stessi e ciò che hanno scritto e coloro che, al contrario, hanno una visione fin troppo severa e autodistruttiva di se stessi e del proprio lavoro. Io, per esempio, appartengo a quest’ultima tipologia: il terrore che sia tutto da buttare mi sfiora spesso, insieme alla paura di non essere in grado di scrivere libri come quelli dei miei autori preferiti.

Entrambi gli atteggiamenti sono sbagliati. Come sempre, bisogna attenersi a una sana via di mezzo. Non bisogna essere troppo propensi a lasciare la prima bozza com’è, ma nemmeno avere tanta voglia di buttare via tutto. Quale che sia il testo che abbiamo in mano, ci saranno delle parti buone e altre da riscrivere da capo.

La prima mossa da fare una volta conclusa la prima stesura e lasciato il libro a riposo per almeno un mese è scrivere un elenco di tutti gli aspetti che, secondo noi, devono essere rivisti. Il libro è nostro, nessuno lo conosce meglio di noi, e di certo durante la prima stesura ci sono venuti in mente dettagli e particolari da sistemare in seguito.

Per me, di solito, si tratta di piccole incoerenze di trama o ambientazione, idee o personaggi che ho sviluppato in modo diverso con il procedere della storia e che mi ero ripromessa di rendere più lineari a un passaggio successivo.

Ecco, è momento di ripulire tutte queste inesattezze.

Poi si passa a una revisione più sostanziale. Non ci sono metodi giusti o sbagliati, ma il mio consiglio è quello di procedere per step e focalizzarsi su un problema alla volta in modo da non sentirsi schiacciati dalla massa di lavoro da fare. Gli aspetti da revisionare sono:

  • Worldbuilding
  • Trama
  • Ritmo
  • Personaggi
  • Stile (aspetto a sua volta scomponibile in dialoghi e descrizioni)

Procedendo con una revisione per ogni voce di questo elenco non rischieremo di confonderci durante il lavoro. Ogni nuova bozza sarà concentrata su una sola di queste cose. Solo così manterremo una visione lucida sugli aspetti da sistemare e procederemo in modo coerente e sistematico.

Non una revisione sola, quindi, ma più revisioni, ognuna focalizzata su una problematica.

Spesso il desiderio è quello di avere tutto e subito, ma, quando si tratta di revisionare, l’approccio da panzer rischia di essere poco produttivo. Conclusa la prima bozza, quella il cui scopo era arrivare alla parola FINE, è il momento di procedere in modo calcolato; non c’è più spazio per l’impulso.

Non salteremo nessun passaggio. Dirsi, per esempio, “Ma sì, i personaggi li ho sviluppati bene, non ho bisogno di modificare niente”, oppure “La trama è già perfetta così” è controproducente. Perfino un prodotto buono può essere migliorato e dedicare un’attenta lettura anche alle parti che già pensiamo di padroneggiare ci permetterà di crescere ancora di più.

Un altro consiglio che mi sento di dare è quello di non revisionare mentre si ascolta la musica.

So che a questo molti di voi storceranno il naso, ma pensate a quello che può fare la colonna sonora di un film. Pensate alle scene più epiche, a quelle che al cinema vi hanno fatto piangere e battere il cuore. Senza musica sarebbe tutta un’altra cosa, vero? Ecco, chi avrà in mano il nostro romanzo (che sia il vostro futuro editore o un lettore che vi ha scovati in libreria) non avrà la vostra playlist di YouTube o Spotify nelle orecchie. Più probabile che sia costretto a leggere in metro, in treno, nelle pause al lavoro o disturbato dalla tele accesa nell’altra stanza o dal chiacchiericcio dei familiari.

La musica può aiutare uno scrittore durante la prima stesura, ma deve essere bandita dalle revisioni, perché influenza troppo il nostro modo di percepire la drammaticità o la forza di una scena.

Con questo ho concluso i consigli di carattere generale su come revisionare la propria storia. Nelle prossime settimane entrerò nello specifico di alcuni problemi da voi sollevati e approfondirò aspetti importanti del lavoro di revisione. Mi preme solo ricordare questo: è qui, in fase di revisione, che i libri diventano quello che leggiamo quando facciamo shopping in libreria. Nessuno è in grado di produrre un capolavoro durante la prima stesura, ma il vero talento dello scrittore salta fuori in revisione.

Fatemi sapere se l’articolo vi è stato utile e quali aspetti specifici del lavoro di revisione vorreste che approfondissi nei prossimi articoli!

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