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Consigli di lettura: “Limina” di Alessia Pellegrini

A volte la prosa può sperimentare al punto di sconfinare con la poesia. Questa è l’impressione che ho avuto durante la lettura di “Limina“, raccolta di racconti di Alessia Pellegrini, al suo esordio letterario in self-publishing.

Di seguito la descrizione:

Diciassette racconti di vite al limite. Limen: confine, limite estremo, frontiera, ma anche soglia, ingresso, principio. I protagonisti di “Limina” vivono un’esperienza al confine, tra se stessi e l’altro, tra mondo interiore e realtà esterna, tra voglia di riscatto e radicamento nei traumi del passato. Varcare la soglia significa accedere a parti sepolte di noi, prendere per mano i nostri incubi e avventurarsi insieme lungo strade ignote. L’esito del viaggio è incerto. Nell’infinita prova di coraggio che è la vita, anche i vinti trovano una voce. Il loro grido è “Limina”.

Una caratteristica che mi ha impressionato fin dalle primissime pagine è lo stile espressivo. L’autrice sceglie parole forti, selezionate con cura e un certo gusto per i giochi linguistici. Con il procedere della lettura, questo si è confermato l’aspetto più interessante.

La raccolta si attesta sulle atmosfere del surrealismo, con toni tra l’onirico e il poetico, a volte feroci, a volte delicati e spiazzanti. Il linguaggio è vivido e al tempo stesso intriso di simbolismo, non rifugge neologismi ed esperimenti che conducono il lettore attraverso il tessuto inquieto dei racconti.

Rispetto ad altre raccolte che mi è capitato di leggere, questa si distingue per la notevole omogeneità dei testi dal punto di vista qualitativo. Non era un’impresa facile, ma l’autrice è riuscita a mantenere lo stesso tenore, la stessa intensità per tutti i diciassette racconti, dimostrando di possedere una voce e un’intenzione proprie e riconoscibili. Il volume è abbastanza breve (l’edizione cartacea conta 97 pagine) ma non è fatto per essere divorato in un’unica sessione. Al contrario, sembra invitare a soffermarsi e riflettere, a scavare dentro di noi.

Durante la lettura non mi era chiarissimo chi fosse il target dell’opera. Avevo la sensazione che l’autrice parlasse con se stessa e con tutti, che è a mio parere il limite di una certa prosa dalle ambizioni letterarie. In altre parole, questo libro mi è sembrato più una prova di espressione che di comunicazione, per molti versi più vicino alla poesia che alla narrativa.

Ed è proprio ai lettori di poesia che consiglio di leggere “Limina”, così come a chi ama i film onirici e la prosa sperimentale.

Hai letto questo libro oppure la mia recensione ti ha incuriosito? Scrivimi la tua opinione nei commenti!

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