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Consigli di lettura: “Daughter of the forest” di Juliet Marillier

Sei pronto a perderti in un’Irlanda antica, dove il confine tra i mondi è sottile e il Popolo Fatato si immischia nelle vite degli uomini e delle donne? Allora “Daughter of the forest“, primo romanzo della saga historical fantasy di Sevenwaters firmata dalla penna di Juliet Marillier, è il libro che fa per te.

Io ho letto questo romanzo in lingua inglese; in passato ne è stata curata un’edizione in italiano per Armenia, ma al momento risulta fuori catalogo. Il livello di inglese è medio-alto a causa di molti termini arcaici che vengono utilizzati, ma di sicuro la lettura in lingua originale ti permetterà di assaporare fino in fondo le atmosfere che, come vedremo, sono uno degli aspetti del libro che più ho apprezzato.

Ecco la descrizione:

Lord Colum of Sevenwaters is blessed with seven children, but it is Sorcha, the youngest child and only daughter, who is destined to defend her family and protect her home from the enemy. For her father has been bewitched by the Lady Oonagh, and her brothers bound by a spell only Sorcha can lift. To do so, she must endure a long exile from all that is familiar, and complete a task that will tax her in body and mind. When Sorcha finds herself in the hands of the enemy, both her own life and those of her brothers hang in the balance.

Ambientato nell’alto medioevo, “Daughter of the forest” è il retelling di una fiaba dei Fratelli Grimm, “I sei cigni”, di cui ripercorre con fedeltà le vicende, ma unendole al folklore irlandese. La magia è frutto del Popolo Fatato che gioca con il destino degli umani. A volte queste creature sono nemiche, come nel caso di Lady Oonagh, la potente strega che sembra decisa a distruggere la famiglia della protagonista dall’interno. Altre volte sono alleate: è la Signora della Foresta a indicare a Sorcha la strada da percorrere per spezzare l’incantesimo di Oonagh e far tornare umani i suoi fratelli, trasformati in splendidi cigni.

La lettura mi ha ricordato molto le opere di Marion Zimmer Bradley grazie alla forte voce della protagonista che racconta le sue vicende e ci immerge in un mondo fatto di guerra, magia, amore e violenza.

Lo stile è forse uno degli aspetti più deboli del romanzo: indulge a forme di raccontato che rallentano il ritmo e allontanano dal cuore della scena, soprattutto nella parte centrale. Quando questo non succede, tuttavia, l’autrice è capace di dipingere immagini molto belle ed evocative, quasi liriche nei toni.

Un altro aspetto che non mi ha convinta appieno è la caratterizzazione di alcuni personaggi: avrei voluto saperne di più su Lady Oonagh, sulla sua natura e sulle sue motivazioni, cui si accenna in modo vago nel corso del libro. Anche l’arco di trasformazione di Sorcha, la protagonista, comincia relativamente tardi, a secondo atto inoltrato. Ho comunque apprezzato il modo in cui è stata tratteggiata la sua psicologia, ben bilanciata tra forza e fragilità.

Il personaggio che ho amato di più è Lord Hugh, appartenente a una stirpe nemica degli irlandesi, ma capace di vincere i propri pregiudizi meglio di chiunque altro. La sua caratterizzazione è completa: ben lungi dall’essere un eroe perfetto e senza macchia, dà mostra di un’umanità ammirevole ed è impossibile non empatizzare con lui.

Le atmosfere e l’ambientazione sono di pregio, capaci di trasportare il lettore in un altro tempo e in un altro luogo, in una terra ancora impregnata di magia. Eppure i temi affrontati sono più che mai attuali: ho amato il modo in cui il romanzo affronta il problema dell’appartenenza e dell’identità, della sofferenza irrisolvibile di chi è costretto a scindere il proprio cuore tra due lealtà, tra due mondi.

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Hai letto questo romanzo o la mia recensione ti ha incuriosito? Fammi sapere la tua opinione nei commenti!

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