Consigli

Come dare una voce alla tua storia: lo stile

Lo stile è la parte più personale di un romanzo; è la voce propria dell’autore, quella che lo accompagna di opera in opera e cresce e si trasforma con lui/lei.

I nostri principali maestri di stile sono i libri che leggiamo. Le loro parole ci entrano dentro e, con il tempo, diventano nostre. L’interiorizzazione e la maturazione di un certo stile è un processo lungo, che può richiedere anche anni per giungere a compimento. Penso che lo stile debba maturare con il tempo e la pratica (tanta pratica) e che sia molto difficile da insegnare.

Questo non significa che non ci siano alcune regole di base che è buona norma seguire quando si intende presentare un testo a un editore o a un pubblico di lettori.

Il mio consiglio, comunque, è di cominciare a pensare al tuo stile solo dopo aver finito la prima bozza del romanzo e aver revisionato i principali buchi di trama ed eventuali problemi nella costruzione di worldbuilding e personaggi. Solo quando sarai sicuro che la struttura regga e sia in grado di stare in piedi da sola, potrai cominciare a pensare allo stile in tutta tranquillità.

Se sei ancora nella fase della prima stesura, quindi, non focalizzarti sulla forma. La limerai in un secondo momento, quando tutto il resto sarà sistemato. Le case si costruiscono a partire dalle fondamenta, non dall’imbiancatura delle facciate!

Se, invece, sei già agli ultimi ritocchi al tuo romanzo, questo è il momento di renderlo perfetto.

Usa un linguaggio adatto al tuo pubblico

Il tuo stile deve essere aderente al contenuto e appropriato per il pubblico di riferimento che ti sei scelto. Sfoglia un romanzo middle-grade, poi uno Young Adult e infine un romanzo per adulti. Noti qualche differenza?

Anche alcuni generi richiedono un certo tipo di lessico e di registro. Per esempio, è molto probabile che la descrizione di un bacio appassionato all’interno di un romanzo rosa venga dipinta con parole diverse rispetto a quelle che si troverebbero in una scena analoga, ma inserita in un noir.

La familiarità con il linguaggio appropriato al pubblico e al genere di riferimento può maturare solo grazie alla lettura assidua e consapevole. D’altra parte, se abbiamo scelto di scrivere all’interno di un determinato genere, probabilmente sarà perché si tratta di un genere che amiamo (mi auguro).

Mostra la tua storia

Il tuo stile, per quanto personale, ha un unico scopo: essere efficace. Con le tue parole devi arrivare al cuore del lettore, coinvolgerlo ed emozionarlo. Per ottenere questo risultato, assicurati di rispettare questa grande regola della narrativa: show, don’t tell.

Che cosa significa? Mostra. Mostra tutto. Che si tratti di una descrizione o di una scena introspettiva, il lettore deve esserci dentro fino al collo. Non si tratta di una regola che vale solo per le scene di azione o per quelle più panoramiche. Le parole giuste possono mostrare il tormento interiore del protagonista e renderlo vivo e reale, mentre quelle sbagliate rendono facile da dimenticare perfino la descrizione di un regno magico.

C’è una frase di Anton Čechov che mi piace molto e spiega questo concetto nel modo migliore: “Non dirmi che la luna splende, mostrami il riflesso della sua luce nel vetro infranto.”

Risiede qui tutta la differenza tra raccontare e mostrare, tra la sciatteria e la voglia di prendere per mano il lettore e trascinarlo nel nostro mondo perché veda quello che noi vediamo.

Attenzione a non sgarrare: errori a tolleranza zero

Oltre a tutto questo, ci sono alcune regole formali che faresti meglio ad applicare, se il tuo scopo è offrire ai tuoi lettori un testo pulito, o magari farti notare dai professionisti dell’editoria. Di seguito ti propongo un essenziale vademecum da tenere presente quando ti accingi a revisionare la forma del tuo manoscritto, quale che sia il registro che vuoi tenere. Non rispettare questi punti rischia di farti apparire alle prime armi e, di conseguenza, poco credibile come autore.

  • Inserisci le d eufoniche solo tra vocali uguali, e quando le stesse non sono seguite da altre dentali. Esempi corretti: e altri, ed entrarono, e editoria.
  • Riduci al minimo indispensabile gli avverbi in -mente. E con minimo indispensabile intendo che non sono quasi mai indispensabili.
  • Riduci anche l’uso dei gerundi. Al modo indefinito è sempre preferibile la corrispettiva proposizione esplicita: risulterà più chiara e non appesantirà il discorso.
  • Less is more. Sempre e comunque. Se sei indeciso se tenere una parola, una frase, un paragrafo o un capitolo, cancellalo. Evita soprattutto di accumulare aggettivi, perché non rendono più chiaro il concetto, ma lo appesantiscono. Poche parole, selezionate con cura. Molti pensano che, in questo caso, si tratti di gusti personali o di sensibilità. Niente di più sbagliato. Less is more non significa necessariamente avere uno stile scarno. Significa essere esatti. Sia che punti a un registro alto, sia che ti diletti nell’infarcire i tuoi testi di espressioni colorite, l’importante è che ci siano le parole che servono e non una di più.

Queste non sono tanto regole di stile, quanto piuttosto basi su cui andare poi a costruire la tua voce personale. Trasgredire a queste semplici regole potrebbe compromettere la valutazione di un tuo testo in casa editrice, o infastidire il lettore accorto!

Conclusioni e un ultimo consiglio

Lo stile si affina con il tempo e con la pratica quotidiana. Trova alcuni “autori di sicurezza” che apprezzi particolarmente e scrivono per un target simile al tuo, studiali e cerca di capire che cosa ti colpisca di più del loro modo di narrare. Sii anche sempre curioso e leggi ogni nuovo libro con mente aperta e ricettiva.

Io tengo un quaderno in cui riporto tutte le frasi che mi colpiscono. Brandelli di descrizioni, espressioni particolarmente brillanti, modi di dire cui non avevo mai pensato. Estrapolo parole e intere frasi da libri e film e le ricopio per assimilarle.

E con questo, sullo stile e tutto. Se l’articolo ti è piaciuto, lascia un commento qui sotto e condividi. Ti auguro un buon lavoro sul tuo romanzo!

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